Dopo cinque anni di elementari, tre di medie e altri cinque di superiori, uno studente italiano si ritrova a dover fare i conti con il proprio futuro.
Una parte dei ragazzi intraprende fin da subito la carriera lavorativa e l’altra parte invece decide di proseguire il proprio percorso di studi all’università.

Già scegliere di continuare a studiare è un prova di coraggio notevole, ma chi addirittura sceglie una facoltà inusuale, ha deciso di complicarsi ulteriormente l’esistenza. Personalmente, dato che nella vita non bisogna conformarsi alla massa, ha deciso di iscrivermi alla facoltà di filosofia.

Quando decidi di studiare filosofia all’università devi sapere due cose:

  1. devi essere veramente appassionato o non riuscirai a uscirne illeso

  2. preparati a ricevere sempre e solo una domanda, da qualsiasi essere umano

    presente sulla faccia della terra ed in grado di articolare una frase di senso compiuto:

    “Ma poi cosa vuoi fare?”

In questo caso, cala il silenzio generale.

Se vogliamo essere sinceri, si tratta di un quesito posto abbastanza frequentemente ad un qualsiasi studente universitario; ma quando si tratta di filosofia, fidatevi, le cose cambiano: l’espressione facciale di chi sta per porre il quesito varia molto rapidamente, lasciando spazio a compassione e scetticismo.

Si, perchè agli occhi di molte persone ancora oggi, studiare filosofia significa non fare niente, firmare la condanna ad un vita da mantenuti, incapaci di trovare lavoro.

Partiamo dal presupposto che chiedere ad un qualsiasi ragazzo che cosa vuol fare della propria vita a vent’anni anni è abbastanza complesso, perché nemmeno lui è certo della risposta.
A vent’anni anni noi ragazzi abbiamo delle passioni che possiamo coltivare, ma che non ci porteranno esclusivamente in una direzione.

Bisogna sempre tenere presente che è importante avere un’idea di base da seguire, ma non occorre fare troppi progetti, perchè non potrai mai essere certo di quello che succederà. Come diceva John Legend la vita è anche quello che ti succede mentre sei impegnato a fare altri programmi.

Per questo motivo, non ho scelto di studiare filosofia in funzione di un determinato sbocco professionale futuro; ho scelto di seguire la mia passione più grande, di coltivare il mio bagaglio culturale, di studiare per il gusto di sapere.
Ovviamente ho presente i possibili sbocchi professionali di questa facoltà (spoiler: non solo l’insegnamento) però non mi precludo nessuna strada.

Questo è anche quello che mi ha attratto, la possibilità di capire e designare strada facendo il mio futuro.
Per tutti gli scettici però, adesso fornirò anche una lista dei possibili sbocchi professionali relativi alla laurea in filosofia, indicati proprio dalla mia università:

  • Editoria tradizionale e multimediale

  • Assistenza nella gestione di compiti lavorativi in cui siano utili competenze derivanti

    da sapere intorno alla comunicazione, le scienze cognitive, la linguistica, i sistemi informatici e di intelligenza artificiale, l’educazione, la psicologia.

  • Compiti di media responsabilità nella pubblica amministrazione e in enti pubblici e privati (case editrici, quotidiani, centri culturali, centri studi, fondazioni e in imprese pubbliche e private in ambiti quali le relazioni pubbliche, la comunicazione, il turismo, la pubblicità, la formazione del personale, marketing e pubblicità “creativa”, promozione culturale e vari ambiti professionali della formazione).

Tutto questo a dimostrazione del fatto che non si apprendono delle nozioni specialistiche come a medicina; d’altronde ce lo ricorda anche Schopenhauer: “Il filosofo non deve mai dimenticare che la sua è un’arte e non una scienza.”
Tuttavia formi la tua persona, sviluppando le tue potenzialità e le tue capacità logiche e deduttive.

Caratteristiche che a parer mio, possono tornare utili in moltissimi campi (come sopraindicato).

Come ultima prova a sostegno dell’importanza dello studio della filosofia, mi avvalgo di una citazione presa da un’opera di Edgar Morin (filosofo e sociologo francese).
Morin, nell’opera “Insegnare a vivere, manifesto per cambiare l’educazione”, scrive che l’insegnamento della filosofia stimola in ogni mente ricettiva la capacità riflessiva.

Si, la filosofia stimola la mente umana a non fermarsi mai all’apparenza, a spingersi oltre, ad interrogarsi sul senso della propria esistenza e cercare di trovare risposte soddisfacenti. Aiuta l’uomo a risolvere i propri problemi, attraverso la spinta costante a scoprire e conoscere sempre di più su se stessi e sul mondo che ci circonda.

A fronte di tutto quello che è emerso fino ad ora, mi sento di concludere dicendo che: se nel 2022 esistono ancora persone che pensano che la facoltà di filosofia sia inutile e fallimentare, significa che forse c’è bisogno paradossalmente di più filosofia per liberare queste mentalità ottuse.